Scuola e Disabilità

L’inserimento dei disabili o portatori d’handicap ha costretto la scuola a considerare queste persone come soggetto da integrare nella vita associativa, costringendola a trasformarsi da scuola uguale per tutti a diversa per ciascuno, grazie a una flessibilità d’organizzazione interna e a un collegamento con i servizi socio-psicopedagogico e sanitario specialistico.  L’inserimento scolastico del bambino e del giovane disabile è stato caratterizzato, sino alla fine degli anni ’60, da un approccio prevalentemente medico, con una situazione di diffusa emarginazione e istituzionalizzazione che la separava dal contesto familiare e socio-ambientale.

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\r\n\r\nDa qui la creazione di scuole speciali, finalizzate all’educazione solo di persone con handicap, al fine di correggere il ‘difetto’ conseguente alla minorazione, trascurando la personalità globale del bambino ed il suo bisogno di dialogare con i coetanei e con il suo ambiente sociale. L’art. 28 della legge 118/71 apre le porte ai disabili della scuola per “tutti”: “L’istruzione dell’obbligo deve avvenire nelle classi normali della Scuola Pubblica, salvo i casi in cui i soggetti siano affetti da gravi deficienze intellettive o da menomazioni fisiche di tale gravità da impedire o rendere molto difficoltoso l’apprendimento o l’inserimento nelle predette classi.”\r\nQuesta legge ha sancito formalmente:\r\n

– il diritto all’integrazione scolastica nelle classi normali da parte dei portatori di handicap, in conformità agli artt. 34, 37 e 38 della Costituzione italiana.\r\n– la realizzazione del trasporto scolastico a carico del Comune e l’eliminazione delle barriere architettoniche per l’accesso all’edificio scolastico.

\r\nSolo con la legge 517/77, viene reso effettivo il principio dell’integrazione scolastica dei bambini disabili attraverso l’eliminazione delle classi “differenziali” e di “aggiornamento”, che erano state istituite da una legge del 1962.\r\nLa legge 517/77 istituisce formalmente le classi aperte, indicate come modalità organizzativa flessibile per l’integrazione degli alunni handicappati “…al fine di agevolare l’attuazione del diritto allo studio e la promozione della piena formazione della personalità degli alunni la programmazione educativa può comprendere attività scolastiche integrative organizzate per gruppi di alunni della classe oppure di classi diverse anche allo scopo di realizzare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni” (art. 2 L.517/77).\r\nPer la scuola elementare, sempre l’art. 2, prevede che nell’ambito delle attività didattiche si attuino forme di integrazione a favore degli alunni portatori di handicap con l’intervento di insegnanti specializzati (o detti insegnanti di sostegno) di cui al DPR 970/75.\r\nPer la scuola media, l’art. 7 dispone che “sono previste forme di integrazione e sostegno a favore degli alunni portatori di handicap da realizzare mediante l’utilizzazione di docenti di ruolo o incaricati a tempo indeterminato, in possesso di particolari titoli di specializzazione, …entro i limiti di una unità per ciascuna classe che accolga alunni portatori di handicap e nel numero massimo di sei ore settimanali. Le classi che accolgono alunni portatori di handicap sono costituite con un massimo di venti alunni.”\r\nSia nella scuola elementare che nella scuola media inferiore, nelle classi che accolgono portatori di handicap devono essere assicurati la necessaria integrazione specialistica, il servizio socio-psico-pedagogico e forme particolari di sostegno, in base alle relative competenze dello Stato e della ASSL. L’art. 12 della L. 270 del 20-05-1982, ha determinato che il rapporto medio tra insegnanti di sostegno e alunni portatori di handicap deve essere di 1 a 4 con la possibilità di deroghe a tale rapporto in presenza di handicap particolarmente gravi.\r\nPer quanto concerne l’inserimento dei giovani disabili nelle scuole superiori, la sentenza della Corte Costituzionale 215 del 1987 corregge l’art. 28 della L. 118/71 dove viene dichiarato che “sarà facilitata” la frequenza alle scuole medie superiori per garantire che tale frequenza “è assicurata”.\r\nInfine con la Circolare del ministro della Pubblica Istruzione n. 262 del 1988 vengono individuati i criteri per consentire “l’effettività del diritto allo studio di alunni con handicap di qualunque tipologia in ogni ordine e grado di scuola”.\r\n\r\n \r\n\r\nDIRITTO ALLO STUDIO\r\n\r\nI primi 4 commi dell’art. 12 della legge 104/92 “Diritto all’educazione e all’istruzione stabiliscono che:\r\n

– nel comma 1, viene garantito l’inserimento negli asili nido;\r\n– nel comma 2, viene ribadito il diritto all’inserimento nelle sezioni di scuola: materna, nelle classi comuni di ogni ordine e grado e nelle istituzioni universitarie;\r\n– il comma fissa chiaramente l’obiettivo che si propone raggiungere l’integrazione scolastica : “…lo sviluppo delle potenzialità della persona handicappata nell’apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione….”.\r\n– il comma 4 fissa il diritto all’educazione e all’istruzione per tutti i disabili prescindendo dalle difficoltà di apprendimento e da tutte le altre eventuali difficoltà’ derivanti dalla disabilità.

\r\nLIVELLI DI ISTRUZIONE E INSERIMENTO\r\n\r\nAsili nido e scuola dell’infanzia\r\nL’art. 13 della legge 104/92, comma 2, stabilisce che e’ compito degli enti locali e delle ASL, organizzare gli asili nido per renderli adeguati alle esigenze dei bambini portatori di handicap e fornire gli operatori e assistenti specializzati, al fine di permettere gli interventi di recupero e socializzazione.\r\nCon la legge 270/82, (art.12, commi 2° e 3°), si completa, da un punto di vista legislativo, la normativa in materia d’integrazione nelle scuole materne, affrontata insieme al tema della statalizzazione di tale grado di scuole nella legge 444/68. la legge 270/82 istituzionalizza gli interventi di sostegno anche nelle scuole materne e fissa il numero massimo di bambini che ogni sezione deve avere: un numero massimo di 30 bambini ed un numero minimo di 13 bambini, ridotti, rispettivamente a 20 e a 10 per le sezioni che accolgano bambini portatori di handicap.\r\n\r\nScuola elementare\r\nL’art. 2 della legge 517/77 detta disposizioni per l’integrazione scolastica nelle scuole elementari, articolo che introduce anche il tema della programmazione educativa individualizzata come strumento indispensabile per “….agevolare l’attuazione del diritto allo studio e la promozione della piena formazione della personalità degli alunni, in particolare dei portatori di handicap…”.\r\nL’art. 13 comma 3° prevede :”…. l’obbligo per gli Enti Locali di fornire l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisico o sensoriale, sono garantite attività di sostegno mediante l’assegnazione di docenti specializzati…”, (come previsto dalla legge 517/77 art. 2). Il comma 1b della legge 104/92 prevede la dotazione di attrezzature tecniche e materiale didattico, oltre alla dotazione di ausili personali, per rendere effettivo il diritto allo studio.\r\n\r\nScuola media\r\nL’art. 7 della legge 517/77 decreta l’integrazione scolastica nelle scuole medie. Questo articolo è speculare a quello che prevede l’integrazione scolastica nelle scuole elementari.\r\nSi deve rilevare che il comma 5° art. 13 della legge 104/92 recita : “…nelle scuole secondarie di primo e secondo grado sono garantite attività didattiche di sostegno, con priorità per iniziative sperimentali di cui al comma 1 lettera E, realizzate con docenti di sostegno specializzati, nelle aree disciplinari individuate sulla base del profilo dinamico/funzionale e del conseguente piano educativo individualizzato…”.\r\nTale diritto all’integrazione ha specifiche modalità di attuazione, nell’art. 14 della legge 104/92, che oltre a prevedere l’aggiornamento del personale e dei programmi di orientamento scolastico e professionale per gli alunni con handicap, disciplina la continuità educativa garantendo ai disabili l’adempimento dell’obbligo scolastico consentendo anche più di una ripetenza,( art. 14 comma 1°).\r\nCon le leggi 517/77 e la 270/82 veniva definitivamente decretato il diritto all’integrazione scolastica nella scuola dell’obbligo. Per le superiori, fu la Corte Costituzionale con sentenza n° 215/87 a sciogliere per prima il nodo.\r\nLa Corte ha dichiarato : “… l’illegittimità costituzionale dell’art. 28, terzo comma, della L. 118/71 nella parte in cui, in riferimento ai soggetti portatori di handicap, prevede che “sarà facilitata”, anziché disporre che ” è assicurata” la frequenza alle scuole medie superiori. Sentenza che ha trovato la sua dimensione legislativa nell’art. 12 comma 2 L.104/92 che recita: “… è garantito il diritto all’educazione e all’istruzione delle persone portatrici di handicap nelle sezioni di scuola materna, nelle classi comuni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle università…”\r\n\r\nHANDICAP E AUTONOMIA SCOLASTICA\r\n\r\nL’autonomia scolastica di recente istituzione nel sistema scolastico italiano, esaltando la flessibilità didattico-organizzativa, la responsabilità e l’integrazione dei sistemi, si propone capace di offrire a “tutti gli alunni” le migliori opportunità per la piena soddisfazione dei bisogni formativi. La nuova scuola non è tuttavia un’impresa, e dovrà combinare accanto a elementi di efficienza e competitività, anche obiettivi educativi e culturali. In questo nuovo contesto è necessario comprendere come e se è possibile gestire l’handicap e come all’interno dell’Istituzione scolastica possano essere anche perseguiti i principi di solidarietà e sussidiarietà.\r\nLa gestione autonoma dell’organizzazione dell’istituto e del 15% delle ore d’insegnamento offre ai docenti, in un sistema di responsabilità condivisa, l’opportunità di gestire efficacemente l’handicap nelle diverse situazioni in cui esso si presenta.\r\nSarà inoltre possibile per questi alunni, programmare e realizzare non il solo progetto educativo, ma il progetto di vita, in conformità alla legge104/92 ). Attraverso una diversa e più flessibile organizzazione, con la gestione diretta e responsabile di maggiori e diversificate risorse, saranno superati alcuni problemi che hanno impedito, fino ad ora in molti istituti scolastici, l’integrazione piena dei soggetti portatori di handicap.\r\nLa frequenza di alunni con difficoltà di apprendimento destinate ad attenuarsi o addirittura risolversi positivamente nei successivi anni scolastici ha contribuito in molti casi ad ampliare le categorie dell’handicap e a far certificare alunni per i quali si richiedono interventi di sostegno. Il ricorso a generiche certificazioni dovrebbe diminuire con la piena attuazione della Legge 440/97 che non mette più in relazione il numero dei docenti per le attività di sostegno con il numero delle certificazioni, ma con la popolazione studentesca di ogni provincia.\r\nMaggiore attenzione inoltre verrà richiesta agli specialisti nella formulazione della diagnosi degli alunni.\r\nNon trascurabile appare:\r\n

– il fenomeno, in aumento con l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 15 anni, dell’handicap negli istituti secondari di secondo grado;\r\n– la “permanenza” degli alunni disabili oltre la loro età cronologica.

\r\nAttualmente la percentuale degli alunni portatori di handicap si è comunque attestata intorno al 2% della popolazione scolastica. Nel nuovo modello organizzatvo-didattico, centrata sulla formazione dei docenti, si inseriscono i nuovi corsi biennali di specializzazione per il sostegno. Nella nuova scuola si dovrà abbandonare il concetto di classe come unità chiusa a favore delle classi aperte (L. 517/77) in senso più moderno, in un’ottica di maggiore efficacia strategica e flessibilità organizzativa quale laboratori, gruppi di interesse, gruppi di livello ecc.\r\nTutto ciò non significa che la classe debba scomparire come sede didattica poiché essa, comunque, rappresenta il luogo delle relazioni importanti, ma non sarà più totalizzante modello unico, rigido e dominante.\r\nÈ possibile organizzare gli alunni in modo che siano valorizzate le singole personalità e realizzata un’educazione individualizzata che abbia cura dei migliori come dei più deboli, degli stranieri come dei portatori di handicap, attraverso molteplici modelli organizzativi. Nella scuola della autonomia gli alunni portatori di handicap possono trovare maggiori e diversificate risposte al loro bisogno di realizzazione; attraverso la flessibilità didattica e organizzativa si realizza una scuola personalizzata, individualizzata.\r\nPer gli alunni portatori di handicap possono essere previsti percorsi specifici nel curricolo con tempi e modi diversi di apprendere, ma anche contenuti diversi da apprendere. La L.104/92 prevedeva l’inserimento di interventi di integrazione scolastica nel complessivo progetto di vita dell’alunno in situazione di handicap. Da qui la figura dell’insegnante di sostegno come docente dotato di particolari competenze didattiche e in grado di supportare i colleghi nelle fasi della progettazione, gestione, valutazione dei processi formativi.\r\nE ancora l’importanza dello stretto rapporto con i genitori dell’alunno e con il territorio (D.L. 112/98) per la ricerca di forme d’integrazione verso l’extrascuola (tempo libero, lavoro vita sociale ecc..). Infine, la nuova sensibilità verso il passaggio da un livello scolastico a quello successivo (senza indebiti trattenimenti) avvalendosi di nuovi progetti di consulenza e orientamento.\r\n

ISCRIZIONE

\r\nL’iscrizione è l’atto formale con cui si accede ad una scuola che attua il diritto/dovere all’educazione e all’istruzione del ragazzo portatore di handicap. L’iscrizione alla scuola materna, elementare, media di I° e II° grado va presentata da uno dei genitori o da chi esercita la potestà familiare, entro il 28 febbraio di ogni anno.\r\nPer i bambini portatori di handicap, il limite di età all’iscrizione alla scuola materna è 3-6 anni come per la generalità dei bambini. Nel caso in cui a iscriversi sia un bambino che abbia superato il sesto anno di età, la decisione in merito spetta al collegio degli insegnanti di scuola materna, con la partecipazione degli specialisti con compiti medico e socio-psico-pedagogici.\r\nPer i bambini portatori di handicap alla domanda d’iscrizione va allegata la diagnosi funzionale affinché possano essere attivate le provvidenze previste dalla normativa vigente.\r\nSe il bambino non è autonomo ed è necessario l’accompagnamento di personale assistente, la scuola può richiedere al comune o all’ASL l’assegnazione di tale personale. Il Capo d’Istituto deve garantire la continuità educativa e didattica tra un ordine di scuola e l’altro attraverso contatti con il preside o il direttore didattico della scuola di provenienza dell’alunno.\r\nSi tratta di un intervento per il coordinamento e l’integrazione degli interventi atti a favorire l’impostazione del Piano Educativo Individualizzato (P.E.I.): In base alla Circolare ministeriale 1/1998 devono essere individuate, nell’ambito dei tre livelli del sistema formativo di base, criteri e metodi che sul piano operativo agevolino il passaggio dell’alunno portatore di handicap da un ordine di scuola a quello successivo. Bisogna inoltre ricordare che negli istituti di istruzione secondaria superiore, il numero d’iscrizione di alunni in situazione di handicap nelle classi prime, sia non superiore a due per classe o, in casi eccezionali, a tre alunni, previa delibera del collegio dei docenti.\r\nSe le domande d’iscrizione superano tale parametro, i Presidi promuovono riunioni di Consigli di Istituto per l’individuazione dei criteri di priorità nell’accoglimento delle domande. In casi di particolari necessità il Capo d’Istituto avverte immediatamente il Provveditore agli Studi, provvede, consultare le famiglie e gli altri Capi d’Istituto interessati, ad una redistribuzione in altri Istituti dello stesso ordine.\r\n\r\nIMPORTANTE: Le iscrizioni di alunni in situazione di handicap non possono essere rifiutate salvo quando, nel passaggio dalla scuola secondaria di primo grado a quella di secondo grado, la Asl esprima parere contrario per la frequenza di istituti di istruzione tecnica, professionale ed artistica.\r\n\r\n \r\n\r\nTRASPORTO E RICOVERI OSPEDALIERI\r\n\r\nIn base all’art. 12 commi 9 e 10, della L. 104/92 agli alunni disabili che temporaneamente, (minimo 30 giorni), non possono frequentare la scuola dell’obbligo, deve essere garantita la scolarizzazione mediante scuole aperte nei centri di temporaneo ricovero e negli ospedali.\r\nL’art. 28 della legge 118/71 indica, tra l’altro: “… ai mutilati ed invalidi che non siano autosufficienti e che frequentino la scuola dell’obbligo o i corsi di addestramento professionale finanziati dallo Stato viene assicurato il trasporto, a titolo gratuito, dalla propria abitazione alla sede della scuola o del corso e viceversa…”\r\nInoltre, l’accesso alla scuola mediante adatti accorgimenti per il superamento ed eliminazione delle barriere architettoniche che ne impediscono la frequenza.\r\n\r\n \r\n\r\nDIAGNOSI E PROFILO DINAMICO FUNZIONALE\r\n\r\nLa diagnosi funzionale è una definizione dei livelli di funzionalità del soggetto che permetta di giungere ad una conoscenza più approfondita. È funzionale perché utile alla progettazione di attività didattiche opportune.\r\nIl profilo dinamico funzionale è atto successivo e descrive in modo analitico i diversi livelli di risposta dell’alunno in situazione di handicap, in relazione allo sviluppo potenziale e alle difficoltà che dimostra; esso è lo strumento di raccordo tra la conoscenza dell’alunno dal punto di vista sanitario-riabilitativo, scolastico e familiare per la definizione degli obiettivi, delle attività, delle tecniche e dei materiali utilizzabili per la realizzazione del progetto educativo.\r\nÈ indispensabile per la progettazione degli interventi, evidenziando le potenzialità e i bisogni dell’alunno e prevede una descrizione funzionale nelle varie aree dello sviluppo, finalizzata a fare emergere le competenze trainanti per l’apprendimento e la definizione delle attività di mantenimento. Il profilo dinamico funzionale è elaborato dagli operatori dei servizi ASL, dai docenti curriculari e di sostegno del consiglio di classe e, se c’è, dall’operatore psicopedagogico ove esista e con la collaborazione della famiglia.\r\nLa scuola provvede ad elaborare una descrizione funzionale relativa a ciò che sa fare l’alunno nelle varie aree e la successiva definizione degli obiettivi che l’alunno potrà presumibilmente raggiungere in ognuna di esse.\r\nI Servizi competenti dell’ASL provvedono invece a elaborare una descrizione delle potenzialità dell’alunno nelle varie aree e un’analisi di come l’alunno si pone in rapporto alle strategie operative. Il confronto di questi lavori avviene entro il mese di novembre in una riunione da cui verrà elaborato in via conclusiva il Profilo dinamico funzionale dell’alunno.\r\nIl Profilo può essere aggiornato in qualsiasi momento dell’iter scolastico, qualora i Servizi ASL e/o la scuola ne ravvisino la necessità, e comunque:\r\n

– a conclusione della scuola materna, della scuola elementare, della scuola media e al termine del biennio del corso di istruzione secondaria superiore;\r\n– alla fine del secondo anno della scuola elementare;\r\n– eventualmente in ulteriori momenti dell’iter scolastico.

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Abolito come documento autonomo a partire dal DPR 24.2.94, ai sensi della C.M. 363 del 22.12.94 la certificazione clinica può sostituire, solo provvisoriamente la diagnosi funzionale al momento dell’iscrizione scolastica.\r\nLa certificazione, contenente indicazioni sulla diagnosi clinica con riferimento all’eziologia, alle conseguenze funzionali e alla previsione dell’evoluzione naturale, può essere redatta dallo specialista o dallo psicologo esperto dell’età evolutiva delle strutture sanitarie pubbliche o private convenzionate.Può esclusivamente al genitore o a chi eserciti la patria potestà.\r\nUna copia della certificazione, in assenza della diagnosi funzionale, deve essere inoltrata tramite la scuola all’Ufficio integrazione del Provveditorato agli Studi per poter usufruire di:

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– insegnante sostegno;\r\n– psicopedagogista;\r\n– ripetitore o lettore;\r\n– operatore di assistenza;\r\n– gruppo di lavoro;\r\n– strutture e strumenti didattico pedagogici;\r\n– classe con al massimo 20 alunni;\r\n– eliminazione delle barriere architettoniche;\r\n– sussidi didattici e trasporto;\r\n– servizio psico-medico-pedagogico.

\r\nIMPORTANTE: La certificazione è esclusivamente un documento provvisorio in attesa della diagnosi funzionale che va presentata comunque prima dell’inizio dell’anno scolastico.\r\n\r\n \r\n\r\nPROGETTO E PROGETTO EDUCATIVO\r\n\r\nIl progetto educativo individualizzato è lo strumento di lavoro elaborato da operatori sociosanitari, insegnanti, psicopedagogista, famiglia per rendere operativi i dati del Profilo dinamico funzionale. Esso infatti segue l’acquisizione dei dati di partenza sui deficit e sulle potenzialità del soggetto; non deve essere immutabile ma soggetto a verifiche e ad aggiustamenti. In esso si ipotizzano gli obiettivi, gli interventi, le verifiche e le valutazioni in relazione ai bisogni dell’alunno.\r\nObiettivi e percorsi vanno periodicamente e congiuntamente valutati, per la riabilitazione, l’inserimento scolastico e l’inserimento sociale. L’elemento fondamentale del progetto individualizzato è la collaborazione interistituzionale e la precocità di diagnosi ed interventi. La collaborazione con le scuole materne, per l’individuazione precoce dei casi a rischio e per la progettazione di recuperi specifici il più tempestivi possibili, è importantissima al fine di un intervento efficace.\r\nATTENZIONE: non bisogna confondere il progetto educativo individualizzato, che individua gli obiettivi a lungo e medio termine e i percorsi adatti a realizzarli, dalla programmazione individualizzata che attua specifiche attività scolastiche studiate per il soggetto portatore di handicap. Esso non è slegato dalla programmazione della classe, e non ne è una semplice riduzione. Le attività e i contenuti previsti per le specifiche esigenze del soggetto si collocano all’interno della programmazione della classe.\r\n\r\nIl piano educativo personalizzato è una descrizione redatta dalla scuola degli interventi che, sulla base della Diagnosi Funzionale e del Profilo Dinamico Funzionale, sono stati predisposti per l’alunno in situazione di handicap, in un determinato periodo, ai fini della realizzazione del diritto/dovere all’educazione e all’istruzione. Per la creazione del Piano educativo personalizzato, il Capo d’istituto coordina degli incontri tra operatori ASL, docenti, insegnanti di sostegno ed operatore psicopedagogico con il coinvolgimento attivo della famiglia.\r\nDi norma, viene stabilito un incontro nella fase iniziale dell’anno, una verifica a conclusione dello stesso e altri eventuali se necessario. Per gli alunni con minorazione sensoriale, assistiti dall’amministrazione provinciale, il Capo d’istituto può richiedere la consulenza e la collaborazione del personale esperto nominato dalla stessa provincia.\r\n\r\n \r\n\r\nINSEGNANTE DI SOSTEGNO\r\n\r\nL’insegnante è un docente specializzato, previsto dalla Legge 517/77, che viene assegnato, in piena contitolarità con gli altri docenti, alla classe in cui è inserito il soggetto portatore di handicap; esso attua “forme di integrazione a favore degli alunni portatori di handicap” e “realizzare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni”.\r\nViene nominato dal Provveditore agli Studi della Provincia, su segnalazione delle scuole che prevedono la presenza nel Circolo o nell’Istituto di alunni portatori di handicap certificati. Ogni anno, con le nuove pre-iscrizioni, ogni Istituzione scolastica determina il numero dei soggetti portatori di handicap iscritti, valuta la gravità ed i bisogni di ogni singolo caso e chiede all’Ufficio Provveditoriale l’assegnazione di un numero di insegnanti di sostegno con rapporto medio di uno ogni quattro certificazioni (organico di diritto).\r\nContemporaneamente il D.D./Presidesegnala la presenza di particolari forme di handicap gravi o molto gravi, chiedendo la deroga dal suddetto rapporto ed indicando il monte orario necessario per un efficace intervento individualizzato (C.M.184 del 3/7/91).\r\nIl Provveditorato nomina le insegnanti in organico di diritto (rapporto uno a quattro) o di fatto (con deroga) in base alle richieste avanzate; queste assumono la titolarità nel Circolo (L.148/90) o nell’Istituto assegnato. Il Direttore Didattico o il Preside assegnerà ai docenti la contitolarità delle classi, in cui sono inseriti i soggetti portatori di handicap, in base al Progetto educativo di circolo o di istituto.\r\nL’insegnante di Sostegno collabora con i colleghi nell’impostazione e realizzazione del progetto educativo-didattico riferito all’alunno portatore di handicap e predispone i relativi percorsi e strumenti.\r\nÈ previsto che svolga compiti di collaborazione con le famiglie e le strutture sanitarie del territorio (C.M. 184 del 3/7/91). L’insegnante di sostegno partecipa, nella scuola elementare media, in piena contitolarità e corresponsabilità, alla valutazione di tutta la classe cui è stata assegnata; nella scuola media superiore, in cui non è titolare di sede fissa, valuta solo il soggetto portatore di handicap. La valutazione dei soggetti handicappati deve essere comunque sempre collegiale, concordata e condivisa da tutto il team docente.\r\n\r\n \r\n\r\nAGGIORNAMENTO\r\n\r\nIl Provveditorato agli Studi e i Servizi dell’Azienda Sanitaria elaborano progetti comuni di aggiornamento e formazione, o di sperimentazione, finalizzati alla integrazione delle rispettive esperienze e competenze, in merito all’attuazione e alla verifica della Diagnosi Funzionale, del Profilo Dinamico Funzionale e del Piano Educativo Personalizzato.\r\nIl Provveditorato agli Studi deve fornire alle scuole la necessaria consulenza in ordine alle scelte pedagogiche e metodologiche finalizzate all’integrazione degli alunni disabili; deve inoltre documentare e pubblicizzare i risultati di eventuali ricerche ed esperienze significative realizzate sia autonomamente sia in collaborazione con altri Enti. Particolare attenzione dovrà essere posta ai percorsi di scolarizzazione degli alunni con handicap grave.\r\n\r\nL’art. 15, comma 2, della Legge 104/92, allo scopo di promuovere la cultura dell’integrazione, prevede la costituzione di gruppi di studio e di lavoro presso ogni Circolo didattico ed Istituto di istruzione secondaria di primo e secondo grado. I Capi d’Istituto debbono costituire tali gruppi secondo quanto stabilito dal D.M. n° 122/94, mentre l’Azienda Sanitaria Locale provvede a fornire il o i nominativi degli operatori che dovranno far parte di tali gruppi.\r\n\r\n \r\n\r\nVALUTAZIONE\r\n\r\nPer valutazione si intende la verifica dei risultati raggiunti compiuta dai docenti nell’azione didattica ed educativa sugli allievi nel processo di apprendimento e formazione. La valutazione, come punto di riferimento per alunni e genitori, è formativa ed educativa; essa orienta per le scelte scolastiche e lavorative.\r\nLa valutazione può essere:\r\n

– intermedia (avviene, in base alla programmazione, dopo una o più unità di lavoro e si attua con strumenti, tempi, modalità fissate dagli insegnanti);\r\n– quadrimestrale nella scuola elementare; trimestrale o quadrimestrale nelle scuole secondarie;\r\n– finale (sancisce, al termine dell’anno scolastico, l’ammissione o la non ammissione alla classe successiva, l’ammissione o la non ammissione agli esami).

\r\nNelle facoltà universitarie la valutazione si attua quando lo studente sostiene i singoli esami del corso di studi e l’esame di laurea. I criteri di valutazione indicati dalla L. 104/92 art. 16, sono innovativi; essi valgono per tutti gli ordini scolastici e gradi di scuola e si basano sulla valutazione impostata secondo il Piano Educativo Individuale, piano che può prevedere anche modifiche parziali dei contenuti dei programmi di alcune materie, (comma 1 art. 16 L.104/92). Ai fini della valutazione, nell’ambito della scuola d’obbligo, si deve, comunque, tener conto dei progressi realizzati e riferiti ai livelli di partenza e tenuto conto delle capacita’ effettive degli alunni con handicap (vedere art. 16 comma 2 L. 104/92).\r\nNelle scuole superiori l’art.16 punto 3 recita : “….per gli alunni handicappati sono consentite prove equipollenti e tempi più lunghi per l’effettuazione delle prove scritte o grafiche e la presenza di assistenti per l’autonomia e la comunicazione…..”. Infine: gli alunni portatori di handicap possono sostenere le prove di esame o la valutazione con l’utilizzo degli ausili loro necessari, (comma 4), in caso di esame universitario, le disposizioni del comma 4 vanno concordate con il docente della materia e, occorrendo, con il consiglio di facoltà.\r\nNelle scuole secondarie di secondo grado, quando il livello di preparazione non è conforme agli obiettivi didattici previsti dai programmi ministeriali, l’allievo con handicap è valutato in modo differenziato. In caso di valutazione differenziata i docenti e, in sede di scrutinio, il consiglio di classe, attribuiscono voti che sono relativi allo svolgimento del P.E.I.; in calce alla pagella viene posta l’annotazione: “La presente votazione è riferita al P.E.I. e non ai programmi ministeriali ed è adottata ai sensi dell’O.M. n.80 del 9 marzo 1995″; quest’ultima annotazione non va riportata sul tabellone da affiggere all’albo della scuola.\r\nQuesta valutazione differenziata, nella scuola secondaria di secondo grado, avviene solo con l’assenso dei genitori.\r\nÈ necessario il parere del consiglio di interclasse quando, nella scuola elementare, un allievo non viene ammesso alla classe successiva. Nella scuola dell’obbligo, le prove d’esame possono essere differenziate.\r\nNella scuola secondaria di secondo grado gli alunni valutati in modo differenziato non possono essere ammessi agli esami di licenza, di qualifica, di maturità. Le prove d’esame, per gli alunni handicappati, possono essere:\r\n

– diverse ma equipollenti a quelle degli altri candidati;\r\n– effettuate in tempi più lunghi;\r\n– sostenute con l’aiuto degli ausili necessari e con la presenza di assistenti per l’autonomia e la comunicazione. Infine, nell’università, per il superamento degli esami, è consentito il trattamento individualizzato.

\r\n \r\n\r\nORIENTAMENTO\r\n\r\nPer orientamento si intende l’azione educativa che sviluppa la capacità di costruire un personale progetto di vita. All’interno della vita scolastica di un ragazzo svolgono attività di orientamento:\r\n

– la famiglia ed i docenti che educano;\r\n– il consiglio di classe che programma e che, nella scuola media, formula il giudizio orientativo;\r\n– l’operatore psicopedagogico e il coordinatore dei servizi di orientamento (per la scuola secondaria di secondo grado) che affiancano i docenti nell’azione formativa;\r\n– il Consiglio scolastico provinciale che indica i criteri generali per il coordinamento dei servizi di orientamento scolastico;\r\n– enti, scuole e centri, pubblici e privati, che possono operare all’interno della scuola usufruendo di stanziamenti assegnati dai Distretti Scolastici o dalle Regioni;\r\n– le Regioni che disciplinano e controllano le attività di formazione professionale e orientamento all’interno del loro territorio.

\r\nL’orientamento si effettua facendo acquisire la capacità di:\r\n

– individuare facoltà, attitudini, aspirazioni personali;\r\n– valutare ed operare scelte ragionate;\r\n– conoscere l’ambiente e saper comunicare;\r\n– ricercare e utilizzare informazioni utili.

\r\nUn’azione di orientamento che si sta sviluppando ricoprendo un ruolo importante riguarda forme di collegamento fra i vari ordini di scuola, quando, in presenza di handicap, si cerca di far raggiungere il “maggior grado di autonomia possibile” e si individuano le vie per progettare il “migliore futuro possibile”. A tal scopo, dovranno essere trasmessi dalla scuola di provenienza alla scuola che accoglierà l’alunno:\r\n

– la Diagnosi Funzionale;\r\n– il Profilo Dinamico Funzionale;\r\n– il Piano Educativo Personalizzato;\r\n– la scheda di valutazione;\r\n– ogni altro documento utile a fornire un’iniziale conoscenza del percorso già compiuto.

\r\nDopo l’iscrizione, al fine di consentire un’esperienza scolastica priva di fratture e coerente con i bisogni educativi dell’allievo, i Capi d’Istituto, avvalendosi del Gruppo H e della collaborazione degli operatori ASL competenti, predisporranno, inoltre, misure idonee all’accoglienza.\r\n\r\n \r\n\r\nCOMPETENZE\r\n\r\nLa scuola\r\nLe competenze specifiche della scuola in presenza di un alunno portare di handicap possono essere sinteticamente ricondotte al seguente elenco:\r\n

– accoglimento ed iscrizione del bambino certificato;\r\n– riduzione di numero di alunni a 20 per sezione o classe;\r\n– assegnazione di insegnanti di “sostegno” secondo un rapporto, di norma uno a quattro, con eventuali deroghe nelle situazioni di gravità segnalate dal preside dell’istituto;\r\n– utilizzo di altri insegnanti in possesso di specifici requisiti (art. 14 L. 270/82, o.m. 282/90) e di operatori psico-pedagogico, coordinatori dei servizi di orientamento scolastico, operatori tecnologico su richiesta al settore sociale dell’ASL o agli Enti locali;\r\n– programmazione educativa e didattica secondo il criterio della flessibilità;\r\n– aggiornamento e formazione dei docenti sulle tematiche dell’integrazione.\r\n– attività di sperimentazione;\r\n– utilizzazione di fondi devoluti all’acquisto e al rinnovo di sussidi e materiali didattici previsti dalla programmazione;\r\n– consultazione obbligatoria tra insegnanti di diversi cicli, per garantire la continuità educativa e costituzione dei gruppi di lavoro.\r\n– collaborazione con gli operatori socio-sanitari e le famiglie dei disabili per l’elaborazione, le verifiche e l’aggiornamento del profilo dinamico funzionale;\r\n– definizione, verifica ed eventuale aggiornamento della Programmazione Educativo-didattica Individualizzata (PEI), in base all’art. 12 L. 104/92;\r\n– attivazione di forme sistematiche di orientamento in grado di garantire la continuità educativa fra i diversi gradi di scuola prevedendo forme obbligatorie di consultazione tra gli insegnanti;\r\n– costituzione presso ogni Circolo Didattico e Istituto di scuola secondaria di I e II grado del Gruppo di studio e di lavoro avente il compito di collaborare alle iniziative educative e di integrazione predisposte dal PEI, in base all’art. 15 L. 104/92;\r\n– collaborazione con l’ASL, gli enti locali e le Associazioni delle persone portatrici di handicap nell’ambito del Gruppo di lavoro sulla programmazione territoriale ASL, in base alla C.R. 33/93);\r\nOgni scuola, entro il 30 giugno di ogni anno, a seguito della verifica del Piano Educativo Personalizzato, d’intesa con la famiglia, inoltrerà ai competenti Servizi ASL segnalazione delle difficoltà rilevate in relazione all’integrazione del minore disabile.\r\nIn relazione alle segnalazioni pervenute e sulla base del singolo progetto globale sul disabile, tenuto conto delle risorse esistenti, i competenti Servizi provvederanno a fornire nelle scuole di ogni ordine e grado, compresa la scuola materna pubblica e privata, personale di assistenza a favore di alunni le cui condizioni di handicap comportino una riduzione grave dell’autonomia.

\r\nLa famiglia\r\nI compiti che spettano alla famiglia di un alunno portare di handicap possono essere sinteticamente ricondotte al seguente elenco:\r\n

– richiesta di certificazione alle strutture sanitarie; – presentazione della certificazione alla scuola;\r\n– collaborazione con la scuola e l’ASL per l’elaborazione, le verifiche e l’aggiornamento del profilo dinamico funzionale e del PEI (art.12 L. 104/92); – partecipazione con una rappresentanza al Gruppo di studio e di lavoro del Circolo o Istituto della scuola di frequenza (art. 15 L. 104/92).\r\n– collaborazione con l’ASL la Scuola e gli enti Locali, tramite rappresentanti delle Associazioni delle persone handicappate, al Gruppo di lavoro sulla programmazione territoriale ASL, (C.R. 33/93).

\r\nIMPORTANTE: Per perseguire quella coerenza educativa che consente, da un lato interventi idonei a risolvere situazioni problematiche, dall’altro l’evoluzione positiva dell’alunno, si ritiene indispensabile il coinvolgimento della famiglia nelle fasi di stesura, aggiornamento e verifica del Profilo Dinamico Funzionale e del Piano Educativo personalizzato.\r\n\r\nL’Asl\r\nLe competenze specifiche dell’Agenzia sanitaria Locale in presenza di un alunno portare di handicap possono essere sinteticamente ricondotte al seguente elenco:\r\n

– accertamento di handicap e conseguente rilascio della Certificazione e della Diagnosi Funzionale;\r\n– assegnazione, formazione e aggiornamento del personale addetto all’assistenza, all’autonomia e comunicazione degli alunni con handicap (ESA) e degli educatori-animatori (EPA);\r\n– assegnazione di educatori-animatori per la realizzazione di attività extra-scolastiche e para-scolastico, all’interno di progetti specifici legati a precise situazioni scolastiche o territoriali;\r\n– fornitura alla scuola di attrezzature e materiali specifici, in base agli accordi di programma;\r\n– collaborazione con la scuola e la famiglia alla definizione, verifiche e aggiornamento del profilo dinamico funzionale e del PEI;\r\n– organizzazione e gestione diretta o in convenzione dei centri socio-educativi per handicappati che abbiano adempiuto all’obbligo scolastico;\r\n– partecipazione con una rappresentanza al Gruppo di studio e di lavoro del Circolo o Istituto della scuola di frequenza del congiunto (art. 15 L. 104/92).

\r\nI comuni e le province\r\nIn caso di alunno portatore di handicap i comuni devono:\r\n

– fornire alla scuola di sussidi e materiali specifici, nonché l’attivazione di servizi connessi con le attività scolastiche;\r\n– adeguare delle strutture edilizie, anche relativo all’arredo scolastico;\r\n– gestire di trasporti fruibili anche dagli alunni handicappati;\r\n– predisporre dei servizi di mensa;\r\n– organizzare attività extrascolastiche e centri ricreativi specifiche.

\r\nA ogni provincia spetta:\r\n

– l’assegnazione, del personale ripetitore (per i minorati dell’udito) e lettore (per i minorati della vista) nella scuola materna privata ed a domicilio dalle elementari alle scuole superiori (L 67/93);\r\n– l’assistenza specifica agli handicappati sensoriali, tramite attività di consulenza e di didattica specifica, per gli alunni con deficit visivo/uditivo;\r\n– la predisposizione e fornitura di sussidi didattici speciali;\r\n– l’adeguamento delle strutture edilizie negli Istituti Superiori di pertinenza. Comuni e province partecipano inoltre al Gruppo di lavoro sulla programmazione territoriale ASL e alla sottoscrizione di accordi di programma.

\r\n \r\n\r\nATTREZZATURE, SUSSIDI, AUSILI\r\n\r\nSu richiesta delle Scuole, in base alle esigenze dei Piani Educativi Personalizzati:\r\n

– il Provveditorato agli Studi deve assegnare i fondi per l’acquisto ed il rinnovo di attrezzature tecniche e di sussidi didattici;\r\n– il Distretto Socio Sanitario di residenza dell’alunno disabile deve erogare gli ausili e le apparecchiature protesiche personali inserite nel Nomenclatore Tariffario (D.M. 28.12.1992);\r\n– il Comune di residenza dell’alunno disabile provvede a fornire materiali ed ausili inerenti l’arredo scolastico (banchi speciali, sedie, tappetoni, cunei…);\r\n– l’Amministrazione Provinciale, per gli alunni con handicap sensoriali, fornirà materiale didattico speciale e materiale tiflotecnico.

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